Il pre-patriarcato nella mitologia sumera

Una lettura simbolica secondo la psicologia analitica

 

di Paola Palmiotto

Persiani editore, 2009

 

Nel passaggio dalle Veneri del Paleolitico alla mitologia greca patriarcale c’è una fase intermedia in cui la Grande Madre ha perso il suo potere incontrastato e il patriarcato non si è ancora costituito: si tratta della fase del pre-patriarcato.

Questa ipotesi già sviluppata da Marija Gimbutas nel suo lavoro sull’Europa

neolitica (7.000 – 3.000 a.C.) viene ampliata con l’analisi dei miti sumeri (3.000 – 1.700 a.C.).

 

L’autrice analizza i miti sumeri interpretandoli come fossero dei sogni secondo il metodo della psicologia analitica, li analizza comparandoli con i mitologemi della mitologia greca e integrandoli con le rappresentazioni delle varie divinità. Mette a fuoco come il dio Enki rappresenti il maschile del pre-patriarcato. Ciò che lo caratterizza non è il conflitto, non è lo scontro, ma piuttosto la saggezza, l’integrazione di parti diverse, la capacità di trovare soluzioni “altre”.

 

Neumann esalta la lotta dell’eroe contro la Grande Madre nel suo processo di separazione e individuazione (1949) e non affronta invece il ritorno, l’Io ormai separato che si riavvicina al suo lato inconscio. Come invece fa Campbell che pubblica nello stesso anno (1949) il concetto dell’eroe lunare che scende nell’inconscio per reintegrare i suoi aspetti più oscuri ed acquisire saggezza e rinnovamento. Il mito La discesa di Inanna agli Inferi narra proprio di questo. L’inconscio, come dice Jung, “riflette il nostro atteggiamento con cui ci avviciniamo: è minaccioso se ne abbiamo paura, è fonte di creatività se ne siamo fiduciosi” (Jung, 1946)

 

Nel mito del diluvio del Genesi sarà la bianca colomba a trovare la terra ferma, mentre nel mito sumero sarà il nero corvo ad essere l’uccello che porta il messaggio della salvezza.

 

[…] come giustamente afferma la Palmiotto “[…] forse è proprio questo che dovremmo imparare, siamo abituati ad aspettare la colomba con il suo ramoscello d’ulivo, invece dovremmo imparare ad apprezzare il corvo, perché è lui che ci aiuta a far emergere nuova terraferma dal mare del nostro inconscio”.

 

[…] un altro pregio di questo lavoro: il suo linguaggio assolutamente semplice e divulgativo. In un mondo, quello psicoanalitico, dove la “verbosità” sembra la regola, scrivere semplicemente per farsi capire da tutti, e non solo dagli addetti ai lavori, costituisce una vera preziosità.

 

Luca Valerio Fabj

   

 

 

 

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