Argomenti teorici  - prima parte

Teoria junghiana

Inconscio

Coscienza e tipi psicologici

Processo di individuazione

Ombra

 

Teoria junghiana

La psicologia analitica di Jung individua una struttura e una dinamica nella psiche. La psiche comprende tutti i processi consci ed inconsci, l'Io è il centro del campo della coscienza, che è come un'isoletta che emerge dall'immenso mare dell'inconscio. (11)

 

La psiche comprende tutto il nostro essere, che è teleologico, finalistico, quindi bisognoso di crescita, pienezza, equilibrio. L'inconscio serve per compensare la parte cosciente. Quando la parte cosciente è prevalente, l'inconscio, attraverso sogni, immagini o sintomi di patologia cerca di creare equilibrio energetico.

 

L'Io è il centro del campo della coscienza, che è come un'isoletta che emerge dall'immenso mare dell'inconscio. L'Io è distinto dal Sè, che rappresenta la meta verso cui la psiche è orientata.

Obiettivo del percorso junghiano è l'individuazione del soggetto, corrispondente alla guarigione e all'equilibrio di energia psichica.

 

I passaggi base del lavoro di ricerca, secondo la teoria junghiana, sono:

  • studio dell'atteggiamento psicologico, funzione prevalente, superiore , più differenziata e di quella indifferenziata
  • esame del rimosso nell'inconscio ed individuazione del tipo psicologico
  • Io e Ombra ( prima tappa)
  • Animus e Anima (seconda tappa)

Inconscio

Occorre distinguere due piani inconsci: quello personale e quello collettivo (12). Nel primo i contenuti psichici sono quelli rimossi dalla coscienza ed il subliminale, cioè le percezioni sensorie che non hanno raggiunto la coscienza.

 

I contenuti dell'inconscio collettivo derivano da un patrimonio ereditario comune a tutti gli individui: sono elementi costanti, presenti a priori nel profondo di tutti gli uomini e costituiscono una specie di codice esistenziale vivente ed attivo.(13) Jung li chiama archetipi:vere e proprie strutture originarie, fondanti, non derivate dall'apprendimento nè risultanti da un rimosso; che non preesistono in una sfera trascendente all'umano, ma entrano in scena con la vita e quindi, per tale motivo, si differenziano dall'idea platonica a cui sono state assimilate.

 

Gli archetipi sono i centri di forza dell'inconscio collettivo, sono forme innate di intuizioni, determinanti di ogni processo psichico. Come gli istinti determinano le nostre azioni, così gli archetipi determinano le nostre percezioni. Entrambi, archetipi ed istinti, sono collettivi perché hanno a che fare con contenuti universali ereditati oltre il personale e l'individuale e che risultano dalla loro correlazione.

 

Gli archetipi non esistono materialmente, ma si manifestano solo come immagini dette archetipiche cioè i SIMBOLI, che ricorrono nei sogni, nelle fantasie, nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, nella letteratura e accedono così alla coscienza. (14) L'origine etimologica greca di simbolo, significa "mettere insieme" ed evocando le sue parti corrispondenti il simbolo rinvia ad una realtà che non è stabilita dalla convenzione, ma dalla ricomposizione di un'individualità.

 

Il simbolo essendo l'immagine di un contenuto che trascende la coscienza, non può essere mai completamente spiegato né razionalizzato, in quanto il suo aspetto irrazionale può essere solo intuito. Infatti il simbolo rappresenta il riaffiorare di sensazioni, di idee, di impulsi che possono essere incompatibili con l'atteggiamento conscio predominante e sono pertanto isolati da esso.

L'utilizzo dei simboli è particolarmente significativa quando si utilizzano strumenti di ricerca, nel percorso di individuazione, quali i sogni, le fiabe, le associazioni.

Coscienza e tipi psicologici

L'io è il soggetto della coscienza, possiede un alto grado di continuità e di identità con se stesso. (15)

La coscienza è guidata parzialmente dalla volontà, che è considerata energia libera che l'io può utilizzare, indirizzandola alla funzione in uso in quel dato momento. La coscienza presenta quattro funzioni fondamentali congenite in ogni individuo:

  • Pensiero
  • Sentimento
  • Sensazione
  • Intuizione.

Per funzioni psicologiche s'intende il modo che abbiamo di comprendere ed elaborare i contenuti propostici dall'esterno e dall'interno. Si dividono in: Razionali ed Irrazionali.

 

Il pensiero è la funzione che cerca di giungere alla comprensione del mondo mediante nessi concettuali e deduzioni logiche, permette il giudizio secondo il criterio vero-falso; il sentimento si dispiega mediante le emozioni, secondo il criterio piacere-dispiacere. Queste due funzioni non sono attive nello stesso tempo in una medesima persona, o domina l'una, o domina l'altra.

 

Le altre due funzioni, sensazione e intuizione, sono irrazionali e lavorano con tutte le percezioni senza valutarle o attribuire ad esse un senso. La sensazione percepisce le cose come sono, è il senso della realtà per eccellenza, e permette una percezione analitica dei particolari. L'intuizione percepisce attraverso l'inconscio, ed opera una percezione immediata e sintetica.

 

L'uomo ha in sé costituzionalmente tutte e quattro le funzioni: la funzione superiore è quella che determina il tipo di individuo, permette a ciascuno l'adattamento alla realtà nella prima metà della vita ed è sempre a disposizione della volontà cosciente. Quella opposta che è la funzione inferiore, è situata tutta nell'inconscio mentre le altre due sono in parte conscie, in parte inconscie.

 

Nella vita queste funzioni non si trovano in forma pura, ma come tipi più o meno misti. Se si potessero portare alla luce tutte e quattro le funzioni, si potrebbe parlare di "rotondità" della persona, ma in realtà si arriva soltanto ad un risultato approssimativo.

 

La funzione inferiore agisce autonomamente dall'inconscio, è indifferenziata, ha un carattere infantile, è istintiva e primitiva.

 

Sempre riguardo alla coscienza Jung distingue due atteggiamenti: l'introversione e l'estroversione.

L'introverso è esitante, riflessivo, piegato su se stesso, schivo agli oggetti. L'atteggiamento è caratterizzato da concentrazione dell'interesse nel soggetto: pensare, sentire,agire in relazione a fattori soggettivi. L'energia si ritira dal mondo.

 

L'estroverso è aperto, pronto e ben disposto, si avventura spesso fiducioso e senza esitazioni. L'atteggiamento è caratterizzato da un'apertura del soggetto verso l'oggetto: pensare, sentire, agire in relazione a fattori esterni oggettivi. L'energia psichica fluisce esteriormente verso il mondo.

Nel primo caso l'elemento decisivo è il soggetto, nel secondo, l'oggetto.

 

Comunque non esiste un'unilateralità assoluta; infatti nell'inconscio esiste l'atteggiamento opposto che viene fuori a tratti e autonomamente, e che, non essendo cosciente non viene riconosciuto come nostro; in base al meccanismo della proiezione lo riferiamo a persone del tipo opposto al nostro.(16)

Per la valutazione della tipologia psichica prevalente si utilizzano anche test strumentali.

Processo di individuazione

Il cardine della concezione junghiana è che la nevrosi tende a qualcosa di positivo e non a perseverare nella malattia come fine a se stessa.(17)

 

La nevrosi stessa diventa in certe circostanze, un incitamento alla conquista della totalità della personalità, che per Jung è lo scopo supremo, il massimo bene a cui l'uomo possa tendere.

La totalità della personalità è raggiunta quando tutte le principali coppie di contrasti sono relativamente differenziate, e rese complementari quando le due parti della psiche totale, la coscienza e l'inconscio, sono collegate insieme in una vitale relazione. (18)

 

La piena totalità è un ideale irraggiungibile e lo sviluppo della personalità è insieme una grazia e un impegno gravoso, in quanto occorre acquistarla a caro prezzo, implica solitudine e fedeltà alla propria legge interiore: solo chi sa coscientemente accettare la potenza del proprio destino interiore segue il senso della propria vita.(19)

 

"Individuarsi" significa diventare un essere singolo (20), intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, inconfondibile e singolare peculiarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sè. (21)

Il processo d'individuazione ha un decorso spontaneo, naturale, autonomo, potenzialmente presente in ogni individuo; è un "processo di maturazione evolutivo" [parallelo psichico del processo di crescita e di trasformazione del corpo fisico].

 

Obiettivo del lavoro psicanalitico è di stimolare, rendere cosciente, elaborare e condurre fino a quel centro che è la sorgente e la ragione ultima del nostro essere psichico, al nucleo interiore, al Sé. Il processo di individuazione è comunque in opera in ogni essere umano ma la presa di coscienza di questo, nel lavoro psicanalitico, non è una via accessibile né imponibile a tutti e non va percorsa che con il sostegno e la guida di un terapeuta.

 

Il corso dell'individuazione, abbiamo detto, è a grandi linee già prefisso e presenta una certa regolarità formale. Esso si costituisce di due grandi periodi che presentano segni opposti: quello della prima metà della vita e quello della seconda. Il compito del primo periodo è "l'iniziazione nella realtà esterna" che si conclude con la solida formazione dell'Io e la differenziazione della funzione principale, il secondo conduce ad una "iniziazione alla realtà interiore" (22), alla ricerca del Sè e alla sottomissione alla guida mediante la quale si riconosce il senso profondo della propria vita anche nell'orizzonte religioso intimo. Jung ha dedicato la sua attenzione soprattutto a questo secondo periodo, offrendo così la possibilità all'uomo che si trova a metà della vita di ampliare la coscienza della sua personalità e di prepararsi anche al passaggio della morte fisica. (23) 

Ombra

La prima tappa della presa di coscienza conduce a fare la conoscenza dell'Ombra , ed è obiettivo iniziale dell'analisi. La natura umana repressa dell'Io crea l'Ombra, in relazione compensatoria con la luce fragile e preziosa dell'Io,che deve essere protetta ed alimentata. L'Ombra è ciò che non vorremmo essere.

 

Usando le parole di Jung "con ombra intendo la parte negativa della personalità, la somma cioè delle qualità svantaggiose che sono tenute possibilmente nascoste, e anche la somma delle funzioni che sono difettosamente sviluppate e dei contenuti dell'inconscio personale" (24).

 

Jung considera l'Ombra anche come uno degli archetipi fondamentali della vita psichica: " il diavolo è una variante dell'archetipo dell'ombra, vale a dire dell'aspetto pericoloso della parte oscura dell'uomo quando non è riconosciuta". (25) L'Ombra è la nostra parte oscura, caratterizzata da elementi inferiori, primitivi, bestiali che l'Io cerca di nascondere.

 

L'Ombra non è tutta negativa, ma è primitiva e disadattata, fonte di energia. Sebbene invisibile è inseparabile da noi e fa parte della nostra totalità. "Il lupo della steppa" di Hermann Hesse, la novella "Il pescatore e la sua ombra" di Oscar Wilde, ma anche Mefistofele, l'oscuro tentatore di Faust, sono esempi dell'impiego in arte del motivo archetipico dell'Ombra.

 

L'incontro con l'Ombra, nella psicologia analitica, coincide sovente col prendere coscienza del tipo di funzione e atteggiamento a cui si appartiene, in quanto all'Ombra coincide la funzione inferiore .(26)

L'elaborazione dell'Ombra, corrisponde a grandi linee a ciò cui mira la psicoanalisi con la scoperta della storia della vita, soprattutto dell'infanzia dell'individuo e del rimosso. Tali concezioni freudiane hanno mantenuto la loro validità anche per Jung quando si tratti di individui che si trovano ancora nella prima metà della vita.

 

Sotto l'aspetto individuale l'Ombra indica il "buio personale", personifica i contenuti rimossi, rifiutati, non autorizzati dalla nostra psiche cosciente, non è necessariamente malvagia; sotto l'aspetto collettivo indica il lato oscuro che è in noi, la disposizione strutturale insita in ogni uomo per ciò che è di minor valore e oscuro.

 

L'ombra è il vero e proprio contrapposto del nostro io cosciente, anzi, cresce e si condensa di pari passo, per così dire, con l'Io e l'educazione intralcia la via che conduce alle profondità creatrici del nostro inconscio. "Ma la semplice soppressione dell'Ombra non è un rimedio, come lo sarebbe la decapitazione contro il mal di testa." (27) Un'inferiorità di cui si sia consci ha sempre la possibilità di essere corretta. Ma se è rimossa e isolata dalla coscienza, non sarà mai corretta.

 

Mediante il meccanismo della proiezione, essa appare, come tutto ciò che è inconscio, trasferita su un oggetto, per cui "la colpa è sempre dell'altro", a meno che non si riconosca consciamente che l'oscurità si trova in noi stessi. Per quanto amaro, il calice non può venir risparmiato. Chi ha abbastanza coraggio da ritirare le sue proiezioni, acquista coscienza di una considerevole zona d'ombra. Un uomo di tal genere si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per se stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto, vive nel raccoglimento interiore, sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi.


Note bibliografiche

 

(11) Jacobi J. - La Psicologia di C.G.Jung, Boringhieri, Torino, 1973

(12) Jung C.G. - Psicologia dell'inconscio, in Opere , vol. VII , Boringhieri, Torino, 1983

(13) ibidem

(14) Jung C.G. - Gli archetipi e l'inconscio collettivo, in Opere , vol. IX, tomo I, Boringhieri, Torino, 1980

(15) Jung C.G. - L'Io e l'inconscio, in Opere, vol. VII, Boringhieri, Torino, 1983

(16) Jung C.G. - Tipi psicologici, in Opere , vol. VI , Boringhieri, Torino, 1969

(17) Jung C.G. - La struttura della psiche, in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino, 1976

(18) Jung C.G. - Coscienza, inconscio e individuazione, in Opere, vol. IX, tomo I, Boringhieri , Torino, 1980

(19) Jung C.G. - Commento al "Segreto del fiore d'oro", in Opere,vol. XIII, Boringhieri, Torino , 1988

(20) Jung C.G. - Il divenire della personalità, in Opere , vol.XVII, Boringhieri, Torino, 1999

(21) Jung C.G. - Aion : ricerche sul simbolismo del Sè, in Opere , vol.IX , tomo II , Boringhieri , Torino, 1982

(22) Jacobi J. - La Psicologia di C.G.Jung, Boringhieri, Torino , 1973

(23) Jung C.G. - Gli stadi della vita, in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino, 1976

(24) Jung C.G. - Psicologia dell'inconscio, in Opere, vol.VIII, Boringhieri,Torino,1983

(25) ibidem

(26) Trevi M., Romano A. - Studi sull'ombra, Marsilio Editori, Venezia , 1975

(27) Jung C.G. - Psicologia e religione, in Opere, vol.XI , Boringhieri, Torino, 1979

   

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(Direttore: Luca Valerio Fabj)

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