Argomenti teorici - seconda parte

Animus ed Anima

Immagini della saggezza

Mandala

 

 

Animus ed Anima

La seconda tappa del processo di individuazione è caratterizzata dall'incontro con quelle immagini della psiche che Jung chiama con le voci latine ANIMA nell'uomo e ANIMUS nella donna.(28)

Ciascuna di queste figure archetipiche rappresenta la parte della psiche che ha attinenza col sesso opposto, e indica sia la conformazione del nostro rapporto con esso, sia il deposito dell'esperienza collettiva umana al riguardo. È dunque l'immagine dell'altro sesso che portiamo in noi, come esseri singoli e come appartenenti alla nostra specie ed al gruppo culturale di appartenenza.

 

Secondo la legge endopsichica, tutto ciò che nella psiche è indifferenziato, e si trova ancora nell'inconscio, e quindi anche l'Eva dell'uomo come l'Adamo della donna è proiettato. Per conseguenza si sperimenta il proprio fondamento eterosessuale primigenio, non diversamente dalla propria Ombra, in un altro.(29) Si sceglie un altro, ci si lega ad un altro, che rappresenta le proprietà della nostra anima. La natura dell'immagine dell'Anima/Animus nei nostri sogni, è l'indice naturale della nostra struttura endopsichica eterosessuale.

 

La prima portatrice dell'immagine dell'Anima è sempre la madre (30), più tardi sono quelle donne che eccitano il sentimento dell'uomo, non importa se in senso positivo o negativo. Il distacco dalla madre è uno dei principali e più delicati problemi della formazione della personalità, soprattutto dell'uomo che deve differenziarsi nettamente.

 

I primitivi posseggono tutta una serie di cerimonie, iniziazioni maschili, riti di rinascita etc, in cui l'iniziando riceve quell'ammaestramento che lo deve porre in grado di fare a meno della protezione materna. Soltanto dopo di essi lo si può accogliere nel gruppo degli uomini adulti. L'europeo invece deve far la "conoscenza" della parte femminile o maschile, della sua psiche acquistandone la consapevolezza.

 

Se la figura eterosessuale della psiche, in Occidente è tanto sprofondata nell'inconscio e ha assunto perciò un'importanza decisiva, la responsabilità è in gran parte dell'orientamento patriarcale della nostra civiltà. Infatti "per l'uomo" è una virtù rimuovere le caratteristiche femminili, così come per la donna, almeno finora, era disdicevole manifestare caratteristiche maschili. La rimozione dei tratti e delle tendenze femminili conduce all'accumulazione di queste pretese nell'inconscio.

 

L'imago della donna (Anima) diventa il ricettacolo di queste pretese, sicchè l'uomo nella sua scelta amorosa soggiace spesso alla tentazione di conquistare quella donna che meglio risponde al particolare carattere della propria femminilità inconscia, una donna dunque che possa accogliere senza difficoltà la proiezione della sua Anima.

 

In tal modo può avvenire che l'uomo sposi la propria peggior debolezza, e così si spiegano tanti strani matrimoni: nè diversamente succede nella donna. L'immagine animica sta in rapporto inverso con la conformazione della Persona: Jung chiama Persona (parola latina che significa maschera) il comportamento psichico generale dell'uomo rispetto al suo ambiente.(31) Se la persona è intellettuale, l'anima è certamente sentimentale.

 

Poichè come la Persona corrisponde all'abituale atteggiamento esteriore di un individuo, l'Animus e l'Anima all'atteggiamento interiore. Possiamo considerare la Persona come la funzione mediatrice fra l'Io ed il mondo esterno, l'immagine animica come la corrispondente funzione mediatrice fra l'Io ed il mondo interno.

 

Persona ed aspetto animico stanno in un mutuo rapporto. Quest'ultima è tanto più indifferenziata e forte, quanto più l'Io si identifica con la Persona, il ruolo sociale. Finchè non si conosce il proprio aspetto animico l'inconscio dell'uomo ha segno femminile, l'inconscio della donna ha segno maschile.

 

Se si è scrutato e reso cosciente l'elemento eterosessuale della propria anima, ci si è resi padroni di sè. Ciò significa anzitutto effettiva indipendenza, ma significa pure solitudine, quella solitudine dell'uomo "interiormente libero" che nessuna relazione amorosa o collaborazione può più gettare in catene, un uomo di tal genere non potrà nemmeno più essere "innamorato" perchè non potrà più perdersi in un altro, ma sarà ancor più capace di profondo "amore, inteso come cosciente dedizione al tu".

 

Gli occorre grande impegno e dedizione al lavoro interiore per raggiungere questo stadio; senza lotta non vi perviene nessuno; nella prima metà della vita l'unione, l'incontro con l'altro sesso mira al congiungimento fisico per far nascere il "figlio corporale"; nella seconda metà della vita ciò che conta è la coniunctio psichica, l'unione con il compagno o la compagna dell'altro sesso nell'ambito del proprio mondo interiore e con chi ne porta l'immagine nel mondo esterno, affinchè nasca il "figlio spirituale"(32) che dia durevole frutto all'essenza spirituale dei due compagni. L'attivazione dell'archetipo dell'immagine animica è un indice inequivocabile dell'inizio della seconda metà della vita.

 

Nella letteratura germanica il più bell'esempio di ciò è il Faust di Goethe. Nella prima parte, Margherita è la portatrice della proiezione dell'Anima di Faust. Ma la tragica fine di questa relazione costringe Faust a ritirare dal mondo esterno la proiezione ed a cercare ormai in se stesso questa parte della propria psiche. Così egli la ritrova in un altro mondo, negli "inferi" del suo inconscio, simboleggiata in Elena. La seconda parte del Faust rappresenta la formulazione artistica di un cammino interiore, di un processo di individuazione con tutte le sua figure archetipiche, ed Elena è la classica figura di Anima. Con essa egli si confronta in varie metamorfosi e vari stadi fino all'apparizione suprema, la MATER GLORIOSA. Soltanto allora egli è redento e può entrare in quel mondo dell'eternità in cui tutti i contrasti sono conciliati.

 

Come il prender coscienza dell'Ombra permette di scoprire il nostro altro lato oscuro, simboleggiato nei sogni da figure dello stesso sesso, così il prender coscienza dell'immagine dell'anima permette di scoprire l'elemento eterosessuale della nostra psiche. Una volta salita alla coscienza, l'immagine cessa di agire dall'inconscio e ci permette infine di differenziare e di inserire nell'atteggiamento cosciente anche questa parte della psiche, arricchendo i contenuti della nostra coscienza ed ottenendo così un ampliamento della nostra personalità. Tutto il processo, per quanto ci è dato sperimentare, è rivolto ad uno scopo. L'inconscio è bensì pura natura senza intenzione, con un indirizzo puramente potenziale, ma ha un proprio ordine interno invisibile, un finalismo insito in esso. (33)

 

Immagini della saggezza

Dopo il confronto con l'immagine dell'anima, si indica come successiva pietra miliare dello sviluppo interiore la comparsa dell'archetipo del Vecchio Saggio, personificazione del principio spirituale. Il suo riscontro nel processo d'individuazione della donna è l'immagine della Grande madre nella dimensione spirituale: Sophia. Ora, occorre gettar luce nelle pieghe più riposte del proprio essere, nella propria primordiale "mascolinità" o "femminilità": il principio "spirituale" nell'uomo e nella donna. (34)

 

Questa volta occorre diventare consci, non più della parte eterosessuale della psiche " l'Animus o l'Anima" ma di ciò che costituisce il nostro vero e proprio essere, ciò che è in un individuo solo femminile o solo maschile, risalendo fino a quell'immagine primordiale secondo la quale esso fu formato.

 

Entrambe le figure, il Vecchio Saggio e la Sophia possono manifestarsi nelle forme più disparate e sono ben note nel mondo dei primitivi e nelle mitologie, simboleggiati come profeta, mago, positivo, sacerdote, maestro guida dei morti, oppure come sibilla, sacerdotessa, Madre Chiesa, Maria, le Muse, le Grazie, le femmine ispiratrici. (35)

 

Entrambi gli archetipi iniziano l'uomo e la donna alla saggezza. Da entrambe le figure emana però un fascino potente, che può trascinare in una sorta di delirio di grandezza e di eccessiva padronanza di sè l'individuo a cui appaiono se non sa liberarsi, mediante prese di coscienza e differenziazione, dal pericolo di una identificazione con il loro prestigioso aspetto. Questo dipende dalla forza dell'Io. Ne è un esempio Nietzsche che si identificò completamente con la figura di Zarathustra.

 

Jung chiama "personalità mana"(36) queste figure archetipiche dell'inconscio. Mana, per le popolazioni primitive, indicava lo spirito della cosa. Rappresenta un potere non fisico ma soprannaturale, che è "inconsuetamente efficace". Possedere mana significa avere la forza di agire su altri, ma comporta pure il pericolo di divenire arrogante e autocratico.

 

Acquistar coscienza dei contenuti che costituiscono la personalità mana significa "per l'uomo liberarsi per la seconda volta e veramente dal padre", "per la donna dalla madre", e sentire quindi la propria individualità, essere saggio ma umile. (37) Ciò accade solo se non si insuperbisce della sua evoluzione divenendo "paradossalmente inconscio della propria coscienza" e cadendo nell'inflazione. (38)

 

Le forze che questa presa di coscienza attivano nell'individuo sono a sua disposizione soltanto dopo che egli ha imparato a distinguersi da esse in umiltà.

 

Il Sé

Ora non siamo più lontani dalla meta. Il lato oscuro è reso cosciente, l'elemento eterosessuale che è in noi è differenziato, la nostra relazione con lo spirito è chiarita. Il doppio volto del fondo dell'anima è riconosciuto, l'orgoglio intellettuale è smorzato. Siamo penetrati profondamente negli strati dell'inconscio, ne abbiamo tratta molta parte in luce e abbiamo appreso ad orientarci nel suo mondo primordiale. La nostra coscienza, portatrice della peculiarità individuale, fu contrapposta all'inconscio che è in noi, portatore della nostra parte di psiche collettiva. L'archetipo che da questa relazione porta ad un congiungimento dei due sistemi psichici parziali, la coscienza e l'inconscio, " il Sè". (39)

 

Questo termine indica l'ultima tappa sulla via dell'individuazione, che Jung denomina anche divenire del Sè. Soltanto quando è stato trovato questo punto intermedio, l'uomo può dirsi completo.

 

Per la personalità cosciente, l'emergere alla coscienza del Sè significa uno spostamento del suo centro psichico, quando l'Io si sottomette al Sè e come conseguenza di ciò un completo mutamento dell'atteggiamento di fronte alla vita e della concezione della vita stessa, ossia una trasformazione nel vero senso della parola.

 

Il Sè è quindi "un'entità sopraordinata all'Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia".(40) Sè come centro della totalità che abbraccia conscio ed inconscio, come l'Io è il centro della mente cosciente L'unico contenuto del Sè che noi conosciamo l'Io.

 

"L'Io individuato si sente oggetto di un soggetto ignoto e superiore". Il Sè possiamo soltanto viverlo. "É una specie di compensazione per il conflitto fra l'interno e l'esterno". "É anche lo scopo della vita, perchè è l'espressione del destino dell'individuo". (41)

 

L'idea del Sè, concetto limite, come in Kant la "cosa in sè è un postulato che trascende l'Io che si può giustificare psicologicamente, ma non dimostrare scientificamente". (42) Il Sè è un accenno al fondo primordiale della psiche, a cui non si può dare un ulteriore fondamento. Posto come meta, è anche un postulato etico, una meta da realizzare e la dottrina di Jung si distingue appunto perchè sprona e guida a risoluzioni etiche.

 

Il Sè è però anche una categoria psichica, come tale vivibile, e uscendo dal linguaggio psicologico ed esprimendoci per immagini potremmo chiamarlo il "fuoco centrale". (43) É l'elemento sperimentale ultimo nella psiche e della psiche.

 

Il processo di individuazione colto da Jung come via per l'ampliamento della personalità, che il trattamento psicanalitico favorisce, consiste nell'avvicinarsi passo per passo ai contenuti ed alle funzioni della totalità psichica e nel riconoscere la loro influenza sull'Io. Conduce a vedersi come si è e non come si vorrebbe essere.

 

Quindi il Sè, per Jung, è il sommo potenziale dell'individuo e l'unità complessiva della personalità. Jung ha chiamato il suo metodo prospettico (44), in contrasto col metodo retrospettivo che ritiene salutare solo la scoperta di cause remote della nevrosi.

 

Il processo di individuazione come è postulato da Jung, può essere ritenuto un serio tentativo di riparare al disorientamento dell'uomo moderno, che attiva le forze creative del suo inconscio e lo mette in contatto con la totalità della psiche, e lo conduce sul cammino di ricerca di senso della vita. Questo permette poi all'individuo di inserirsi costruttivamente e creativamente nel contesto sociale.

 

Mandala

Mandala indica una figura geometrica sacra usata per la meditazione e caratterizzata da un cerchio e un quadrato irradiati da un punto centrale. Per Jung il mandala è un'espressione archetipica del Sè e della totalità. Mandala è quindi una figura archetipica che esprime soppressione dei contrasti, questa coincidentia oppositorum (45) in una sintesi superiore, è il SIMBOLO UNIFICATORE che rappresenta i sistemi parziali della psiche riuniti in un piano superiore, nel Sè. (46) I simboli di questo genere, immagini primordiali della totalità psichica, presentano sempre una forma in cui l'ordinamento simmetrico delle parti e la loro relazione con il centro è in essi legge e ne costituisce l'essenza.

 

L'Oriente conosce tali simboli fin da tempi remoti; sono chiamati Mandala (47), termine sanscrito che si può tradurre nel modo migliore con "cerchio magico". Con ciò non si vuole assolutamente affermare che il simbolismo del Sè abbia sempre forma di mandala (48), tuttavia per dare una visione totale sintetica e simbolica della psiche, i mandala sono gli interpreti più eloquenti ed appropriati. Sono fra i più antichi simboli dell'umanità e si riscontrano già nell'età paleolitica. Questi sono tutti riferiti ad un centro e si trovano in un cerchio o un poligono, di solito un quadrato, che deve simboleggiare la "totalità". Molti di essi hanno forma di fiore, di croce, o di ruota, con evidente preferenza per il numero quattro. Possono comparire mandala durante tutto il processo di individuazione, e sarebbe errato dedurre dalla loro comparsa nei sogni o dipinti nel corso di un'analisi uno stadio di sviluppo particolarmente elevato dell'individuo in questione.

 

I mandala con la loro struttura matematica sono per così dire immagini "dell'ordine primordiale della psiche totale" e sono chiamati a trasformare il caos in ordine; queste figure non solo esprimono ma producono anche ordine.

 

Il mandala è dotato di un'antichissima "virtù magica"; origina dal cerchio magico, che si è conservato in innumerevoli usanze popolari. La figura ha lo scopo esplicito di tracciare un solco protettivo attorno al centro, attorno all'ambito sacro della personalità interiore, per impedire il deflusso, o per scongiurare in modo apotropaico l'influenza negativa da parte di forze esterne. Perciò l'Oriente pone nel mezzo del mandala "il fiore d'oro" che è anche chiamato il "castello celeste". (49)

 

L'emergere di questi simboli mandala dalla profondità dell'anima è sempre un fenomeno spontaneo, che si manifesta e scompare per impulso proprio. "Il simbolo del mandala è un fatto psichico autonomo, che si distingue per una fenomenologia che si ripete sempre ed è identica in ogni luogo. É una specie di nucleo atomico, di cui però non conosciamo ancora l'intima struttura ed il significato ultimo". (50)

 

La formazione della personalità totale è compito di tutta la vita. Essa è anche una preparazione alla morte, nel senso più profondo di questa parola. La morte infatti non è meno importante della nascita ed è, come questa, inseparabile dalla vita.

 

La natura stessa, se ben la comprendiamo ci prende qui nelle sue braccia protettrici. Così si chiude il ciclo della vita terrena, e principio e fine coincidono, come esprime da tempi immemorabili il simbolo dell'uroboros (51), il serpente che si morde la coda. Quando sia adempiuto questo compito, la morte non fa più paura e può essere inserita con un suo senso nella totalità della vita.

 

Spiritualmente la nascita a una nuova vita dopo aver deposto l'"abito" del corpo materiale. L'individuazione è il più alto compito che il singolo si possa porre. Di fronte a se stessi essa significa la possibilità di ancoramento all'indistruttibile e all'imperituro, alla natura primordiale dell'obiettivamente psichico. Per essa il singolo si mette nell'eterno fluire, dove nascita e morte non sono che stazioni di passaggio e dove il senso della vita non è più dato dall'Io ma dal Sè.

 

Di fronte al tu, essa porta in lui quella tolleranza e quella bontà di cui è capace soltanto chi ha indagato le proprie oscure profondità e le ha consciamente vissute. Di fronte alla collettività il suo particolare valore sta in ciò: l'individuazione porta l'uomo ad essere responsabile per averne fatto personalissima esperienza nella sua totalità psichica, dell'impegnativa relazione del particolare con l'universale.

 


Note biografiche

(28) Jung C.G. - L'uomo e i suoi simboli - Longanesi, Milano, 1980

(29) Jacobi J. - La Psicologia di C.G. Jung - Boringhieri, Torino, 1973

(30) Jung C.G. - Gli aspetti psicologici dell'archetipo della Madre, in Opere, vol.IX, tomo I, Boringhieri, Torino, 1980

(31) Jung C.G. - Tipi psicologici, in Opere, vol.VI , Boringhieri, Torino, 1969

(32) Jacobi J. - La Psicologia di C.G.Jung, Boringhieri, Torino, 1973

(33) Jung C.G. - Istinto e inconscio, in Opere , vol. VIII, Boringhieri, Torino , 1976

(34) Jung C.G. - Aspetto psicologico della figura di Core, in Opere, vol.IX , tomo I , Boringhieri, Torino

(35) Jung C.G. - Gli archetipi e l'inconscio collettivo - , in Opere, vol.IX , tomo I , Boringhieri, Torino , 1980

(36) Jung C.G. - L 'Io e l'inconscio, in Opere, vol.VII, Boringhieri, Torino, 1983

(37) ibidem

(38) Jung C.G. - Epilogo in Psicologia e Alchimia,Boringhieri, Torino, 1981

(39) Jung C.G. - Coscienza, inconscio e individuazione, in Opere , vol.IX, tomo I, Boringhieri, Torino, 1980

(40) Jung C.G. - L' Io e l' inconscio, in Opere, vol.VII, Boringhieri,Torino, 1983

(41) ibidem

(42) ibidem

(43) Jacobi J. - La psicologia di C.G.Jung, Boringhieri, Torino, 1983

(44) Jung C.G. - Psicologia analitica ed educazione, in Opere, vol. XVII, Boringhieri, Torino, 1999

(45) Jung C.G. - La funzione trascendente - in Opere, vol.VIII, Boringhieri, Torino, 1976

(46) Jung C.G. - Tipi psicologici - in Opere, vol.VI, Boringhieri, Torino, 1969

(47) Jung C.G. - Simbolismo del mandala, in Opere, vol.IX , tomo I, Boringhieri, Torino , 1976

(48) Jung C.G. - Il simbolismo dei mandala in Psicologia e alchimia - Boringhieri,Torino, 1981

(49) Jung C.G. - Commento al Segreto del fiore d'oro - in Opere, vol.XIII, Boringhieri,Torino ,1988

(50) Jung C.G. - Simboli onirici del processo di individuazione in Psicologia e alchimia, Boringhieri, Torino, 1981

(51) Neumann E. - storia delle origini della coscienza - Astrolabio, Roma , 1978

   

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Psicoterapia Analitica Aion

(Direttore: Luca Valerio Fabj)

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Psicologia Analitica Alba

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