Argomenti teorici - terza parte

Nevrosi

Psicoterapia delle nevrosi

Successori (post - junghiani)

Carl Alfred Meier

Marie Luoise von Franz

Erich Neumann

James Hillmann

Dora M. Kalf

Nevrosi

Si intende per nevrosi uno stato psichico, senza substrato organico, intermedio tra la normalità e la patologia. I sintomi della nevrosi sono espressione simbolica di un conflitto interiore. Jung fa propria la teoria di Freud della nevrosi, ma ne allarga l'orizzonte (52).

 

Freud aveva già rilevato che non era un disordine del sistema nervoso, ma della personalità, che sorgeva dal contrasto delle pulsioni istintuali. Per Jung, la persona affetta da nevrosi è un oggetto d'attenzione prevalente rispetto alla nevrosi stessa. Cerca la causa della nevrosi infatti non tanto nel passato quanto nel presente. La domanda infatti che si pone è: qual è il compito esistenziale che, nel presente, il paziente non vuole svolgere? Perché il paziente si blocca e non vuole operare un superamento? Le immagini infatti, che compaiono nei sogni e danno luogo a comportamenti incongrui e non adattati alla realtà del presente, sono espressione di una regressione e fissazione dell'energia psichica al passato, in quanto il paziente non opera una completa realizzazione del suo progetto esistenziale profondo e non dà libero corso alla sua individuazione.

 

Accanto a questa teoria Jung aggiunge la teoria dei complessi. (53) Il complesso è un insieme di immagini e di idee, raggruppate attorno a un nucleo derivante da uno o più archetipi e caratterizzate da una comune tonalità emotiva. I complessi si comportano come esseri autonomi, sono mediati dalla coscienza dell'Io che può esserne sopraffatto (come nelle psicosi) o identificato con essi (come nell'inflazione).

 

Nella nevrosi si riscontra l'eccesso di attività di uno o più complessi che possiedono un surplus energetico rispetto all'Io fragile del paziente; la coscienza è depotenziata da un'area affettiva che vive una sorta di vita autonoma, che l'Io non riesce a integrare e superare. Il complesso materno (54) per esempio porta a dipendenza, dà luogo a senso di abbandono, nostalgia reattiva, incontinenza affettiva, omosessualità, dongiovannismo etc.

 

Quando l'iperattività dell'inconscio è tale da dominare la coscienza e prende il posto della realtà, si parla di inflazione psichica, in cui l'Io può arrivare ad identificarsi con un archetipo dell'inconscio collettivo e questo può portare fino alla psicosi. Un ultimo punto poi fa riferimento alla tipologia psicologica già esposta: nella nevrosi troviamo o una eccessiva unilateralità della coscienza, in cui prevale una funzione, o una coscienza priva di differenziazioni, arcaica e infantile.

 

Psicoterapia delle nevrosi

Ogni percorso terapeutico è per Jung unico ed irripetibile, come lo è l'individuo in terapia. Tramite la terapia ci si sforza di allargare la coscienza che ha dei confini limitati, con l'obiettivo di integrare i contenuti dell'inconscio.

 

Il fine è quello di allargare il campo della coscienza, illuminando i complessi per depotenziarli e soprattutto ricercando il potenziale creativo dell'individuo che, nella nevrosi, è inconscio, non realizzato e rispetto al quale l'Io oppone delle resistenze. La sofferenza della nevrosi infatti manifesta il conflitto tra una personalità dominata da una coscienza ristretta e la pressione dei nuovi fattori potenziali che chiedono il cambiamento.

 

Perchè questi nuovi elementi possano essere integrati, l'individuo deve sacrificare la vecchia personalità e realizzare i compiti che la vita e il destino gli propongono, rinunciando alla lotta contro ciò che in lui vi è di più creativo ed innovativo.

 

In questo processo di presa di coscienza interviene come mediatore tra l'Io e l'inconscio, lo strumento del simbolo. Suoi caratteri fondamentali sono la sinteticità e la progettualità.

 

Per Jung il simbolo non ha nulla dei caratteri sostitutivi del segno, ma propone una sintesi, non possibile da parte del pensiero analitico della coscienza, e la spinge a trasformazioni che questo non potrebbe promuovere. Si manifesta in immagini capaci di tenere insieme elementi opposti, inconciliabili da parte del pensiero razionale. Perché possa diventare operativo, la coscienza lo deve accogliere, perché, anche se offre una problematica, esso è creativo. Il simbolo è uno stimolo profondo per il processo individuativo, affinché la coscienza si abbandoni alla sua attività rigenerante.

 

La terapia della psicologia analitica si basa sul dialogo del paziente, sia con il proprio mondo interiore, che con l'altro. Terapia psicanalitica è mantenere vivo il confronto e la continua elaborazione dello scambio. Questa possibilità dà al simbolo l'occasione di emergere con la sua potenzialità terapeutica.

Dialogo è capacità di apertura di due individualità a confronto e di coscienza ed inconscio a confronto.Ciò implica che ogni sapere è relativo e in questa ottica la psicologia analitica rinuncia ad una epistemologia di tipo assolutistico.

 

Nel dialogo psichico ogni asserzione forte della coscienza, da un lato, rimanda ad un sapere, dall'altro, richiamandosi all'inconscio, e ribadisce il suo carattere di ignoto. In questo confronto il punto di vista dell'Io e quello dell'inconscio si incontrano e generano quella che Jung ha chiamato la funzione trascendente (55) che porta la coscienza al rapporto con l'altro da sé.

 

Sinteticamente, quindi, alcuni fondamenti della psicoterapia sono:

  • il simbolico: i simboli sono indizi attivati dall'energia inconscia, sono passivi ed emergono autonomamente dall'inconscio
  • il trascendente o la funzione terapeutica: collegamento fra l'individuo e gli archetipi collettivi, per utilizzare la funzione terapeutica trascendente
  • l'immaginazione: utilizzo di tecniche per mettere in contatto i pazienti con gli archetipi percepiti con sogni, fantasie e simboli, anche attraverso varie elaborazioni creative, che riducono la pressione dell'inconscio ed incoraggiano l'individuazione. Jung sviluppò anche lo strumento dell'immaginazione attiva, allo scopo di far scoprire al paziente il proprio centro psichico
  • il processo verso il centro: i simboli, unitamente alle associazioni, fanno recuperare contesti dimenticati, che vengono amplificati nel rapporto analista-paziente, per raggiungere il significato corrispondente al proprio centro.

 

Successori (post - junghiani)

Carl Alfred Meier

Carl Alfred Meier nacque nel 1905 a Sciaffusa sul fiume Reno.

Dopo gli studi classici si imbattè nella prima edizione de "I tipi psicologici" di Jung che riuscì a capire perfettamente pur avendo solo diciassette anni. Fu presentato a Jung dalla figlia; il maestro di Zurigo dovette rimanere impressionato dai commenti di Meier sul suo libro, tanto da incoraggiarlo a fare l'analista.

 

Diventato medico fece parte degli allievi di Jung restando in pratica fino all'ultimo l'unico allievo maschio. Fu il direttore dell'istituto Jung di Zurigo ma se ne allontanò perchè gli altri volevano imporre una visione dello Junghismo "non scientifico". Praticò fino all'ultimo privatamente, morì a novant'anni in piena attività nel 1995.

 

Gli interessi di Meier si rivolsero al mondo greco. Fu lui a studiare i riti di incubazione (56) che si svolgevano in particolare nei santuari di Asclepio. Meier supponeva che il processo fosse in relazione con una discesa dell'Io nel mondo dei processi di autoguarigione proiettati su divinità mitologiche.

 

Marie Louise von Franz

Nasce in Germania nel 1915. É nota per diversi lavori sulla interpretazione delle fiabe (57), espressioni di un simbolismo profondo dell'inconscio collettivo che viene illustrato ed analizzato.

Suo è anche un approfondimento della tipologia psicologica che si accentra sulla funzione inferiore, indifferenziata (58), componente dell'Ombra.

 

Illuminante è anche un lavoro dal titolo "La morte e i sogni" (59) in cui sono presi in esame sogni di persone prossime al trapasso. La von Franz ha evidenziato come, dall'inconscio di chi si avvicina alla morte, emergano simboli che annunciano il passaggio e preparano ad esso; simboli dell'inconscio collettivo che incontriamo anche in testi di antiche culture come ad esempio il "Libro egiziano dei morti."

 

Erich Neumann

Nato a Berlino nel 1905, si è laureato prima in filosofia nel 1927, poi in medicina nel 1933. Ha studiato con C. G. Jung dal 1934 al 1936; si è trasferito a Tel-aviv nel 1934 dove è stato presidente dell'Associazione Israeliana degli psicologi analisti e dove è morto nel novembre del 1960. É autore di numerosi testi tra i quali ricordiamo: "La Grande Madre", "Storia delle origini della coscienza", "Psicologia del femminile", "Amore e Psiche di Apuleio". (60)

 

É considerato l'allievo di Jung che più di ogni altro ha contribuito allo sviluppo della Psicologia Analitica; la sua originalità consiste nell'aver individuato nei Miti le tappe del processo di sviluppo filogenetico dell'Io. Attraverso una approfondita e ardua ricerca, ha introdotto la dimensione evolutiva nella psicologia archetipica, articolando una successione di stadi che si sviluppano come un processo continuo e che conducono l'umanità dall'immersione iniziale uroborica alla coscienza e all'integrazione dell'eroe.

 

Il primo ciclo del mito è quello della creazione che inizia dallo stadio dell'uroboro; esso si presenta come il grembo primitivo, l'unità degli opposti maschile-femminile, da principio è preponderante il carattere materno dell'uroboro, che è vita e psiche in uno, nutre e procura piacere, protegge e riscalda, consola e perdona.

 

Uroboro significa letteralmente "autogenerante". Ne è simbolo "il drago originario degli inizi, che si morde la coda, il serpente circolare, vivente che ruota attorno a se stesso...". Tutto questo spazio è dominato dal simbolismo del tratto alimentare; questo livello è pregenitale perché la tensione polare dei sessi non si è ancora manifestata. L'incesto uroborico è una forma di ingresso nella madre, ha un carattere totale e non genitale, passivo. Più si sviluppa l'Io più si strutturano gli oggetti con i quali si rapporta.

 

All'uroboro materno privo di raffigurazione subentra la Grande Madre. Questo stadio primitivo del rapporto tra inconscio e coscienza nella mitologia è rappresentato dalla dea madre e dal figlio amante. La figura del figlio amante è successivo a quello del bambino, l'elemento maschile rimane giovanile e adolescenziale; questi è solo l'inizio di uno sviluppo autonomo e l'incesto a questo livello ha un carattere genitale, compare per la prima volta l'accentuazione narcisistica del fallo e la minaccia della castrazione.

 

Quando l'Io e la coscienza non sono più solo il figlio dipendente dall'uroboro materno ma sono diventate una entità autonoma, compare come stadio successivo la separazione dei genitori primordiali, che sono la Grande Madre buona e il suo accompagnatore maschio distruttivo. Inizia così la crescita del maschile, l'Io diventa l'eroe che è il precursore archetipico dell'uomo in genere.

 

Un'aspetto centrale del mito dell'eroe è che egli possiede due padri e due madri: accanto a padre e madre personali, compaiono i genitori "superiori" archetipici. La struttura del padre e della madre personale e sovrapersonale ha due volti, positivo creativo e negativo distruttivo.

 

Gli aspetti prottettivi dei genitori transpersonali affiancheranno l'eroe nella tappa successiva che è la lotta contro il drago della Grande Madre che possiede una struttura bisessuale con tratti aggressivi, distruttivi maschili, ma non paterni. In questa lotta si realizza l'incesto attivo: la penetrazione volontaria e cosciente nel femminile pericoloso e quindi il superamento della paura della castrazione.

Lo scopo mitologico del combattimento contro il drago è raggiungere il tesoro, la cosa difficile da ottenere. Una pregnante raffigurazione, che ripercorre gli stadi dello sviluppo della coscienza elaborati da Erich Neumann, è rappresentato dal mito di Perseo che con l'aiuto di Ermes e Atena annienta e uccide la Gorgona Medusa e, successivamente, salva Andromeda prigioniera del mostro marino amante di Medusa.

 

James Hillmann

Nato nel 1926 è il più illustre rappresentante della scuola di pensiero fondata da C. G. Jung. Viennese, già direttore dell'istituto Jung, trasferitosi negli Stati Uniti, tra gli intellettuali americani si distingue per il suo pensiero politico culturale, radicato nella realtà storica e nel sapere europeo.

 

Autore di numerose opere innovative della Psicologia Analitica, fondatore di un pensiero originale che partendo dallo studio della mitologia e dalla funzione archetipica dei simboli dell'antichità, riscopre l'importanza del linguaggio dell'immaginazione; immaginare come sognare, ovvero essere soggettivamente coinvolti nel processo immaginale, liberare le immagini dal controllo dell'Io, non sottometterle o asservirle ad esso.

 

Per Hillmann poiché l'inconscio rende relativa ogni formulazione della coscienza, integrandola con una posizione opposta ed ugualmente valida, nessuna affermazione psicologica può essere certa.

Studioso del pensiero filosofico nella sua evoluzione teorica pone l'anima al centro della realizzazione dell'individuo. E' interprete dei fenomeni sociali con uno schema archetipico, per cui l'uomo moderno rivive in culture diverse simboli che appartengono alle sue radici più remote.

 

Autore di numerose opere, tra esse ricordiamo: "Saggio su Pan", "Re-visione della psicologia", e il recente "Codice dell'anima". (61)

 

Dora M. Kalff

Il suo nome è legato alla Sandplay Therapy, il gioco della sabbia che ha strutturato come una terapia psicologica per bambini ma anche per adulti. Il metodo della Kalff consiste nel mettere al centro della terapia non la parola come avviene per l'analisi classica bensì l'immaginazione. Questa prende forma attraverso il mondo dei simboli a disposizione del paziente che ha a disposizione svariati oggetti simbolici che può disporre in una cassetta con sabbia asciutta o bagnata.

 

Gli elementi essenziali, gli oggetti e il teatro della scena da costruire, funzionano quali elementi di rappresentazione del materiale inconscio. L'interpretazione quale si intende nella psicoterapia classica rappresenta in questo metodo terapeutico un ostacolo allo sviluppo liberatorio delle nevrosi del paziente, come anche nella terapia del disegno, l'evoluzione del paziente si attua attraverso la visione delle rappresentazioni realizzate, che ha, in quanto immagine simbolica complessa che emerge dall'inconscio e si esprime concretamente, un effetto trasformatore sulla coscienza.(62)

 


Note bibliografiche

(52) Jung C. G. - Psicologia analitica ed educazione - in Opere vol.XVII, Boringhieri, Torino, 1999

(53) Jacobi J. - Complesso, archetipo, simbolo - Boringhieri, Torino, 1971

(54) Jung C.G. - Gli aspetti psicologici dell'archetipo della madre - in Opere, vol.IX , tomo I, Boringhieri, Torino, 1980

(55) Jung C.G. - Pratica della psicoterapia - in Opere, vol.XVI , Boringhieri,Torino, 1983

(56) Meier C.A. - Il sogno come terapia - Edizioni Mediterranee , Roma, 1985

(57) Von Franz M.L. - L'asino d'oro - Boringhieri, Torino, 1985; Von Franz M.L. - Il femminile nella fiaba - Boringhieri, Torino, 1983; Von Franz M.L. - L'individuazione nella fiaba - Boringhieri, Torino, 1987; Von Franz M.L. - L'ombra e il male nella fiaba - Boringhieri,Torino, 1995

(58) Von Franz M.L. - Tipologia psicologica - Red Edizioni, Como, 1988

(59) Von Franz M.L. - La morte e i sogni - Boringhieri, Torino, 1986

(60) Neumann E. - La Grande Madre - Astrolabio, Roma, 1981; Neumann E. - Storia delle origini della coscienza - Astrolabio, Roma, 1978; Neumann E. - La psicologia del femminile - Astrolabio, Roma, 1975 Neumann E. - Amor und Psiche, mit einem kommentar von E.Neumann: ein Beitrag zur seelischen Entwicklung des Weiblichen (Amore e psiche, con un commento di E.Neumann : un contributo allo sviluppo psichico del Femminile ), Rascher., Zurich 1952

(61) Hillmann J. - Saggio su Pan - Adelphi, Milano, 1977; Hillmann J. - Re-visione della psicologia - Adelph , Milano, 1983; Hillmann J. - Il codice dell'anima - Adelphi, Milano, 1997

(62) Kalff D.M. - Il gioco della sabbia - Organizzazioni Speciali, Firenze, 1967

   

Scuola di Specializzazione in

Psicoterapia Analitica Aion

via Palestro, 6 - Bologna

 

Associazione di Ricerca in

Psicologia Analitica Alba

via Turati, 30 - Bologna 

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